Sei nell’anima E lì ti lascio per sempre Sospeso Immobile Fermo immagine Un segno che non passa mai
Vado punto e a capo vedrai Quel che resta indietro Non è tutto falso e inutile Capirai Lascio andare i giorni Tra certezze e sbagli E’ una strada stretta stretta Fino a te
Sei nell’anima
Sei nell’anima In questo spazio indifeso Inizia Tutto con te Non ci serve un perchè Siamo carne e fiato
Goccia a goccia, fianco a fianco
Gianna Nannini
...
le donne lo sanno com'è che son donne
e sanno sia dove sia come sia quando lo sanno da sempre di cosa stavamo parlando
e quelle che sanno spiegarti l'amore o provano almeno a strappartelo fuori e quelle che mancano sanno mancare e fare più male
vogliono ballare un po' di più vogliono sentir girar la testa vogliono sentire un po' di più un po' di più
possono ballare un po' di più possono sentir girar la testa possono sentire un po' di più un po' di più
al limite del piacere al limite dell'orrore conoscono posti in cui non vai non vai
le donne lo sanno che niente è perduto che il cielo è leggero però non è vuoto le donne lo sanno le donne l'han sempre saputo
...
Luciano Ligabue

Grazie, o cerottino antinfiammatorio! Smack!
Scrive The Ripper e spero che non lo disturbi se io copincollo perché sottoscrivo il suo pensiero al femminile però:
25 anni. Una volta li avevo anche io. Una ragazza a 25 anni non è ne carne ne pesce. E' un essere di razza femminile che si da alla pazza gioia, vive serenamente il sesso ma non con risultati eccellenti, con la testa sempre a pensare ai messaggini, alle amiche, a quello che deve fare dopo. Perchè esiste sempre il dopo, di ogni cosa. Pensa solo a divertirsi, spesso incurante del male che arreca.
La donna inizia a esser degna di esser chiamata così solo dopo un certa età, quando acquisisce più maturità, più femminilità, quando la testa inizia a funzionare per il verso dovuto, quando nel letto inizia a contare la qualità più che la quantità, quando ogni suo abbraccio e ogni suo bacio è un trasporto crescendo di passionalità,con un sapiente mix di trasgressione e complicità. E non solo a letto.
La certa età non ha un punto preciso di partenza. In alcune donne ho trovato un buon grado di maturità intorno ai trentasei anni, un buon inizio almeno. Ma il massimo l'ho sempre ottenuto dalle quarantenni, eccezionali amanti a letto e splendide donne in cucina."Femmina piccante pigghiala come amante, femmina cuciniera pigghiala come mogghiera" recitava Ferribbotte nel film "I soliti ignoti". Ma il mix delle due è spesso esplosivo, avere accanto a se una donna simile è quanto si possa ottenere di meglio dalla vita. La quarantenne è capace di donarti emozioni fino allora sconosciute, di coinvolgerti in nuove esperienze di vita, di adeguarsi alle tue esigenze senza necessariamente dover imporre le sue. La quarantenne, che non deve avere necessariamente quarantanni, è femmina completa, è l'inizio di una nuova stagione della sua femminilità, è la rifioritura di un fiore che non appassisce mai, non ha competizione con la venticinquenne. E anche il "cuore" ne risente in tutto ciò.
Quando ti diranno « Quell'uomo non t'ama. » , ricorda che i miei piedi son soli in quella notte, e cerca i dolci e piccoli piedi che adoro. Amore, quando ti diranno che t'ho dimenticata, e anche se sarò io a- dirlo, quando io te lo dirò, non credermi chi e come potrebbe reciderti dal mio petto, e chi raccoglierebbe il mio sangue quando verso di te m'andassi dissanguando?
Pablo Neruda

Dato che il Ragnetto (autodidatta) ha imparato a leggere fluentemente, al mercatino domenicale dell'US(ur)ATO Le abbiamo comprato un paio di pattini a rotelle.
La foto che ho messo qui è indicativa, di fatto per €.15,00 (prezzo di partenza €. 20,00) abbiamo portato a casa due cosi rottamabili biancorossoverdi senza nemmeno il freno davanti...ma tanto lei mica lo sa!
...a me da piccola piaceva molto pattinare, ma mi esprimevo bene solo in velocità..l'artistica per me era incomprensibile, tanto per dire, mi sono fermata al salto semplice, mai riuscita a fare la piroetta, neanche una volta, dico una.
Degli sport, infatti, ho sempre visto l'aspetto negativo del "farsi male" e del "fare fatica" e quindi ho fatto il possibile per evitare di praticarne alcuno. Ai tempi delle medie, per esempio, fra le mie compagne di scuola andava molto esibirsi nella pallavolo (non so neanche come si scrive!). Mi ricordo una cazzutissima prof. Bevilacqua ai tempi del liceo, che ci faceva lanciare dal quadro svedese su un materasso, sostenendo che nella vita bisogna affrontare le difficoltà (suppongo sia già morta).
Siccome avevo paura di farmi male, perché in effetti prendere le pallonate non mi garbava, facevo il possibile per dimostrrmi impegnata ma incapace di giocare. Quando il pallone mi veniva tirato in schiacciata e mi trovavo sotto rete, lo scansavo per non farmi male, così finivo sempre in panchina, anche se ero alta e fisicamente ce l'avrei potuta fare.
Ogni volta che ho tentato uno sport, mi dispiaceva il clima competitivo che si creava: una principessa non si mischia col popolo.

Perdonatemi, ma non ce la faccio più a vederlo in tv ogni giorno e a tutte le ore!

Oggi ho portato la creatura ad una visita oculistica. L'esito è stato ottimo. Il medico a me sembrava completamente scemo e/o suonato. Ero preoccupata perché parlava con una cantilena strana e diceva cose insulse. Quando ho letto il referto scritto che mi ha lasciato, ho capito dal cognome che è greco. Potremmo "uscirli" dalla Comunità Europea?
Quando noi ci lasciammo In silenzio e in lacrime, Spezzato a mezzo il cuore Nel doverci dividere per anni, La tua guancia divenne fredda e pallida E più freddo il tuo bacio; Quell'ora veramente fu presagio Del dolore di questa. ... Chi innanzi a me ti nomina Suona a morto al mio orecchio; Un brivido mi scuote: Perché eri tanto cara? Essi non sanno che ti ho conosciuta, Che ti ho conosciuta troppo bene: A lungo a lungo avrò di te un rimpianto Troppo profondo a dirsi.
C'incontrammo in segreto: in silenzio Mi dolgo che il tuo cuore Possa avermi scordato, Tradito la tua anima.
Se dovessi incontrarti Dopo lunghi anni, Come salutarti? Con silenzio e con lacrime.
George Byron
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